Topolo, Pino, Cisvaldo e tutti gli altri
Dunque, qui parliamo un po' di polifrenia. Ognuno di noi, secondo me, è un poliedro multifaccia o, se preferite, un corpo multianima. Ciascuna anima, a sua volta è un regalo che si è ricevuto. A volte dalla fantasia, a volte dall'Isola che non c'è, a volte dal mondo capovolto di Alice, a volte dalle proprie bimbe, a volte -e non è poi così raro- da persone che hanno voluto dividere pezzi di strada e anima con noi. Così, almeno per me, nascono Tarasso, Cisvaldo, Pino Pinazzi, Altimonio e soprattutto Topolo.
Le avventure di Topolo
Carlo Turati, milanese, cinquantenne, laurea alla Bocconi (con una tesi la cui parte più interessante è sua madre che lo insegue per l’università con una cravatta in mano), trascorre quasi 20 anni a fare il docente universitario, passando la maggior parte del tempo a sottrarsi alla tentazione di praticare o subire molestie sessuali. In quelle aule conosce la mamma delle sue bambine (Maite e Cecilia), a dimostrazione che anche in un contesto parassitario può succedere qualcosa di buono. Nel ‘96 trasforma il suo hobby –la scrittura- in un lavoro e il suo lavoro in un secondo lavoro. A quel punto sostituisce una forma cronica di assenteismo con delle dimissioni formali dalla sua cattedra di professore quasi ordinario (credo sia l’unico caso in Italia a parte il nonno Giorgio che però in cambio è diventato presidente della SNAM). Oggi di mestiere fa l’autore perché, come si dice, dietro ogni cretino sul palco c’è sempre un imbecille che lo aiuta a pensare. Il suo motto è: “Se l’uomo fosse perfetto, cambierebbe mestiere”.
mercoledì 23 gennaio 2008
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