Carlo Turati, milanese, cinquantenne, laurea alla Bocconi (con una tesi la cui parte più interessante è sua madre che lo insegue per l’università con una cravatta in mano), trascorre quasi 20 anni a fare il docente universitario, passando la maggior parte del tempo a sottrarsi alla tentazione di praticare o subire molestie sessuali. In quelle aule conosce la mamma delle sue bambine (Maite e Cecilia), a dimostrazione che anche in un contesto parassitario può succedere qualcosa di buono. Nel ‘96 trasforma il suo hobby –la scrittura- in un lavoro e il suo lavoro in un secondo lavoro. A quel punto sostituisce una forma cronica di assenteismo con delle dimissioni formali dalla sua cattedra di professore quasi ordinario (credo sia l’unico caso in Italia a parte il nonno Giorgio che però in cambio è diventato presidente della SNAM). Oggi di mestiere fa l’autore perché, come si dice, dietro ogni cretino sul palco c’è sempre un imbecille che lo aiuta a pensare. Il suo motto è: “Se l’uomo fosse perfetto, cambierebbe mestiere”.





domenica 16 dicembre 2007



Cesare Vodani

Che dire di Cesarone? Sono così poche le persone che si incrociano nella vita professionale e che trovano spazio nell'anima che dire che Cesare è un amico è persin riduttivo. Me lo sono ritrovato davanti un pomeriggio nel cortile di Zelig che era con le pezze al culo (non c'è da prendersela: prima o poi capita a tutti :))e me lo ritrovo oggi collega importante e amico importantissimo. Con lui, in realtà, ho fatto poco. Uno spettacolo che vanta una sola replica, una sceneggiatura che non è mai stata prodotta e tante interviste divise a metà. Che altro aggiungere? Sono contento che alla fine ci ho avuto ragione a credere che fosse una bella persona!

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