Carlo Turati, milanese, cinquantenne, laurea alla Bocconi (con una tesi la cui parte più interessante è sua madre che lo insegue per l’università con una cravatta in mano), trascorre quasi 20 anni a fare il docente universitario, passando la maggior parte del tempo a sottrarsi alla tentazione di praticare o subire molestie sessuali. In quelle aule conosce la mamma delle sue bambine (Maite e Cecilia), a dimostrazione che anche in un contesto parassitario può succedere qualcosa di buono. Nel ‘96 trasforma il suo hobby –la scrittura- in un lavoro e il suo lavoro in un secondo lavoro. A quel punto sostituisce una forma cronica di assenteismo con delle dimissioni formali dalla sua cattedra di professore quasi ordinario (credo sia l’unico caso in Italia a parte il nonno Giorgio che però in cambio è diventato presidente della SNAM). Oggi di mestiere fa l’autore perché, come si dice, dietro ogni cretino sul palco c’è sempre un imbecille che lo aiuta a pensare. Il suo motto è: “Se l’uomo fosse perfetto, cambierebbe mestiere”.





giovedì 27 dicembre 2007

I libri...cosa sarebbe il mondo senza le lettere dell'alfabeto? Cosa sarebbe senza tutte le anime che ci hanno insegnato a farne un mosaico di emozioni? Ognuno di libri ha i suoi, i miei ormai sono così tanti da non riuscire a contenerli tutti nella memoria. Ma mi piace l'idea di fare come Nick Hornby, e tenere una classifica delle pagine che mi hanno reindirizzato la vita. A voi sentire quelle parole come le ho sentite io. Dunque, per amore di precisione hornbyana, distinguerei tra i libri che considero irrinunciabili e quelli che cambiano la vita.

I tre libri irrinunciabili per me sono:

B.Vian, Sputerò sulle vostre tombe
A. Kristoff, Trilogia della città di K
D.Alighieri, L'inferno

I tre libri che mi hanno reindirizzato la vita, invece, sono:

B. Chatwin, Le vie dei canti
R. Pirsig, Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta
R. Dawkins, Il gene egoista

Poi ci sono le new entry dalla memoria (non abbastanza da entrare in classifica, ma fin troppo per non essere dimenticati):

P. Roth, Il lamento di Portnoy
D.Simmons, Hyperion, Mondadori

E so di non aver segnato la trilogia di Montale di J.C. Izzo, La vera storia del pirata Long John Silver, Viaggio con bagaglio leggero, la trilogia della galassia centrale, La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, Peter Pan, Alice, ecc. E come dimenticare le Lezioni Americane di Italo Calvino, le poesie di Ungaretti (si sta come d'autunno sugli alberi le foglie) e il canto del pastore errante d'Asia? Ma a dirle tutte ci vorrebbe uno che di letteratura se ne intende davvero non un pasticcione di lettore eterogeneo come me.

Però poi, perchè c'è sempre un "e però poi", c'è quello che io considero il libro da tenere sempre di fianco, rileggere ogni tanto e scendere di nuovo sulla terra. No, ma il titolo qui non serve, vorrei che fosse il suo autore a dirvi perchè fa bene all'anima:

"A Léon Werth.
Je demande pardon aux enfants d'avoir dédié ce livre à une grande personne. J'ai une excuse sérieuse : cette grande personne est le meilleur ami que j'ai au monde. J'ai une autre excuse : cette grande personne peut tout comprendre, même les livres pour enfants. J'ai une troisième excuse : cette grande personne habite la France où elle a faim et froid. Elle a besoin d'être consolée. Si toutes ces excuses ne suffisent pas, je veux bien dédier ce livre à l'enfant qu'a été autrefois cette grande personne. Toutes les grandes personnes ont d'abord été des enfants. (Mais peu d'entre elles s'en souviennent.) Je corrige donc ma dédicace :
A Léon Werth quand il était petit garçon"

Se vi fidate, buona lettura...


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