Carlo Turati, milanese, cinquantenne, laurea alla Bocconi (con una tesi la cui parte più interessante è sua madre che lo insegue per l’università con una cravatta in mano), trascorre quasi 20 anni a fare il docente universitario, passando la maggior parte del tempo a sottrarsi alla tentazione di praticare o subire molestie sessuali. In quelle aule conosce la mamma delle sue bambine (Maite e Cecilia), a dimostrazione che anche in un contesto parassitario può succedere qualcosa di buono. Nel ‘96 trasforma il suo hobby –la scrittura- in un lavoro e il suo lavoro in un secondo lavoro. A quel punto sostituisce una forma cronica di assenteismo con delle dimissioni formali dalla sua cattedra di professore quasi ordinario (credo sia l’unico caso in Italia a parte il nonno Giorgio che però in cambio è diventato presidente della SNAM). Oggi di mestiere fa l’autore perché, come si dice, dietro ogni cretino sul palco c’è sempre un imbecille che lo aiuta a pensare. Il suo motto è: “Se l’uomo fosse perfetto, cambierebbe mestiere”.





lunedì 31 dicembre 2007

Si pensa? Facciamo che sì, si pensa. E, come diceva Bacone, "a volte un aforisma è più vero di cento pagine di filosofia". A me piace di pensare così:

  • Se l'uomo fosse perfetto, cambierebbe mestiere
  • Ognuno è l'imbecille di qualcun altro, ma se sei l'imbecille di troppi comincia a guardarti allo specchio
  • Ognuno è l'imbecille di qualcun altro, ma cerca di non essere l'imbecille della persona che hai di fronte
  • Segui la punta della freccia e troverai il tuo naso
  • Paradiso e inferno non esistono, esistono solo infinite gradazioni di purgatorio
  • Come posso sapere ciò che penso, se non vedo ciò che scrivo (K.Weick)
  • Se vuoi andare nel posto che non conosci, devi prendere il sentiero che non sai (Anonimo)

2 commenti:

Laitha ha detto...

Sacrosantamente vero l'ultimo aforisma.

Bacetti

Lai

conseu ha detto...

L'anonimo dell'ultimo commento ci battezza proprio...
U.